Beni confiscati, 13 progetti in Puglia per il riuso sociale
08/04/2026
Dove prima c’erano il controllo e l’ombra della criminalità organizzata, oggi si aprono spazi dedicati alla comunità, all’inclusione e ai servizi sociali. È questo il senso più profondo dei tredici progetti finanziati dalla Regione Puglia nell’ambito dell’avviso “Puglia Beni Comuni”, una misura che punta a restituire ai cittadini immobili sottratti alle mafie trasformandoli in luoghi vivi, accessibili e utili al territorio.
La presentazione ufficiale si è svolta in conferenza stampa alla presenza del presidente della Regione Antonio Decaro e dell’assessora alla Cultura e Conoscenza Silvia Miglietta, insieme ai rappresentanti istituzionali e ai Comuni coinvolti. Le iniziative selezionate, finanziate con una dotazione complessiva di 11 milioni di euro provenienti dal programma regionale FESR-FSE+ 2021-2027, sono distribuite in tutte le sei province pugliesi e rappresentano un mosaico articolato di interventi ad alto impatto sociale.
Progetti sociali tra inclusione, servizi e rigenerazione urbana
I progetti selezionati coprono un ampio spettro di bisogni e ambiti di intervento. Si va dalla creazione di servizi socio-educativi al supporto alla genitorialità, dalla nascita di centri culturali e civici fino a iniziative di co-housing e accoglienza rivolte a categorie fragili, come anziani, donne vittime di violenza, persone con disabilità e migranti. L’obiettivo comune è quello di trasformare beni un tempo simbolo del potere criminale in presìdi di partecipazione e innovazione sociale.
Nel dettaglio, a Taurisano sorgerà un centro integrato per l’accoglienza delle persone vulnerabili, mentre a Foggia sarà realizzato uno spazio multifunzionale dedicato alla crescita dei giovani e della comunità. A Monteroni nascerà un laboratorio sociale legato alla mobilità sostenibile, mentre ad Adelfia verranno attivati due gruppi appartamento per donne vittime di violenza e madri con figli.
Altri interventi riguardano Ostuni, dove sarà realizzato un centro per anziani con servizi socio-assistenziali, Trepuzzi con una struttura per attività assistite con animali, e Ruvo di Puglia con un centro dedicato ai lavoratori stagionali. A Bari è previsto uno spazio civico multifunzionale, mentre a Melendugno sarà realizzata una casa domotica per favorire l’autonomia delle persone con disabilità. Completano il quadro l’hub artistico di Martina Franca, il progetto legato alla blue economy a Fasano, il centro per la genitorialità a Trani e la riqualificazione di Villa Ferrero a Brindisi per finalità sociali e lavorative.
Un modello di legalità che coinvolge istituzioni e comunità
“Dove c’erano le mafie, oggi torna la comunità”, ha sottolineato il presidente Antonio Decaro, evidenziando il valore simbolico e concreto di queste iniziative. Il riutilizzo sociale dei beni confiscati rappresenta infatti uno degli strumenti più incisivi di contrasto alla criminalità organizzata, perché trasforma luoghi di illegalità in spazi di partecipazione e sviluppo.
Un processo complesso, che coinvolge diversi livelli istituzionali: dallo Stato, con l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine, fino ai Comuni, alle associazioni del terzo settore e ai cittadini. È una filiera che lavora insieme per restituire valore ai territori e costruire nuove opportunità, partendo da ciò che è stato sottratto alla criminalità.
Secondo l’assessora Silvia Miglietta, i progetti rappresentano “un segnale di cambiamento” capace di incidere sulla storia dei territori, attivando percorsi di rigenerazione urbana e sociale. Non si tratta solo di recuperare immobili, ma di avviare processi culturali e comunitari che rafforzano il senso di appartenenza e la partecipazione civica.
Il valore di queste esperienze emerge anche dal coinvolgimento di realtà come ANCI Puglia, Avviso Pubblico e Libera, che da anni lavorano sul fronte della legalità e della promozione di una cultura antimafia. Il riuso dei beni confiscati diventa così non solo un’azione amministrativa, ma un messaggio forte: la legalità può generare sviluppo, inclusione e nuove prospettive per le comunità locali.
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