Welfare aziendale: in Puglia approvati i primi 50 progetti, oltre 2 milioni per 1.500 lavoratori
24/01/2026
La Regione Puglia avvia la prima tranche operativa della misura dedicata al welfare aziendale, approvando i primi 50 progetti presentati nell’ambito dell’Avviso promosso dal Dipartimento Welfare. I piani ammessi coinvolgono circa 1.500 lavoratrici e lavoratori e ricevono un finanziamento complessivo superiore ai 2 milioni di euro, con contributi assegnati sotto forma di aiuti de minimis. La dimensione media del sostegno pubblico si attesta intorno ai 41 mila euro per impresa, segnale di un intervento pensato per incidere concretamente sull’organizzazione del lavoro e sulla qualità della vita dei dipendenti.
La misura intercetta soprattutto imprese di dimensioni contenute: 37 beneficiari sono micro e piccole imprese con meno di 50 addetti, mentre 13 rientrano nella categoria delle medie imprese. Un dato che sposta il welfare aziendale fuori dalla retorica delle grandi aziende e lo riporta nel perimetro reale dell’economia pugliese, composta in larga parte da PMI, spesso prive di strumenti strutturati per sostenere la conciliazione tra tempi di lavoro e vita privata.
Voucher e rimborsi: cosa finanziano i piani di welfare
Le risorse consentiranno l’erogazione di beni e servizi attraverso voucher o rimborsi spese, con un ventaglio di utilizzi ampio e orientato ai bisogni quotidiani delle famiglie. Tra le finalità ammesse rientrano spese didattico-formative per i figli, come rette scolastiche, tasse universitarie e libri. Sono previsti inoltre servizi per la cura e la gestione dei bambini in età prescolare o in percorso scolastico, tra ludoteche, centri estivi e invernali, baby sitter e attività extrascolastiche, comprese proposte sportive e laboratori di teatro o musica.
Il perimetro include anche interventi a supporto della cura di familiari anziani, non autosufficienti o con disabilità, oltre a servizi di trasporto pubblico e forme di assistenza sanitaria integrativa, con attenzione particolare alla diagnostica e alle cure odontoiatriche. La logica di fondo è costruire strumenti che non restino astratti, ma che possano trasformarsi in prestazioni e servizi effettivamente fruibili.
Occupazione femminile e conciliazione: il dato del 54,2%
Un elemento evidenziato dalla Regione è la presenza femminile pari al 54,2% tra i lavoratori coinvolti. Il dato viene letto come un indicatore della ricaduta sociale della misura: il welfare aziendale, in questo impianto, è anche una risposta concreta a un equilibrio ancora fragile nella distribuzione dei carichi di cura, che continuano a gravare in modo sproporzionato sulle donne. In questa prospettiva, il sostegno non si limita a migliorare il benessere individuale, ma punta a consolidare la permanenza nel lavoro e a ridurre gli ostacoli che, in molte fasi della vita, rendono l’occupazione femminile più esposta a interruzioni o rinunce.
L’assessore al Welfare e allo Sport Cristian Casili colloca l’intervento dentro una visione di sviluppo: investire nel benessere dei lavoratori, sostiene, significa rafforzare le organizzazioni produttive e rendere il sistema economico più competitivo e inclusivo. L’idea che il welfare aziendale sia un costo viene sostituita da un approccio che lo considera un investimento sul capitale umano.
Risorse aggiuntive e dotazione complessiva della misura
La graduatoria approvata è la prima tappa. Resta aperta la possibilità per le PMI pugliesi di candidarsi grazie a risorse aggiuntive pari a 4 milioni di euro, finanziate sul POC 2021–2027, che si sommano alla dotazione iniziale di 2,5 milioni di euro del PR Puglia FESR–FSE+ 2021–2027. L’ammontare complessivo disponibile arriva così a 6,5 milioni di euro, con l’obiettivo di ampliare la platea dei beneficiari e consolidare un modello di impresa più attento alle persone e ai bisogni reali delle famiglie.
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