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Università di Bari, studio sulla dieta Kura-Araxes

28/04/2026

Università di Bari, studio sulla dieta Kura-Araxes

Un gruppo internazionale di ricerca, con la partecipazione dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, ha ricostruito abitudini alimentari e pratiche culinarie delle comunità Kura-Araxes, vissute circa 5.000 anni fa nel Caucaso meridionale, attraverso l’analisi di recipienti ceramici provenienti dal sito di Qaraçinar, in Azerbaigian.

Il contributo dell’ateneo barese allo studio internazionale

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, PNAS, e nascono da una collaborazione tra l’Università di Bari e l’Università di Bonn, con il coinvolgimento dell’Istituto di Archeologia ed Antropologia dell’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Azerbaigian, dell’Accademia Austriaca delle Scienze, del Centre National de la Recherche Scientifique e di altri enti europei.

Per l’ateneo barese ha partecipato Giulio Palumbi, docente di Archeologia Preistorica e Protostorica e responsabile del progetto internazionale KUR(A)GAN. Palumbi ha coordinato le ricerche archeologiche e interpretative sul sito di Qaraçinar, evidenziando il ruolo delle ceramiche nelle pratiche legate al consumo del cibo e nei processi di integrazione sociale delle comunità Kura-Araxes.

Secondo il docente, i recipienti ceramici rappresentano una delle espressioni più riconoscibili di questa cultura e il loro impiego nella preparazione e nel consumo degli alimenti contribuì probabilmente alla trasmissione di saperi, abitudini e modelli sociali condivisi.

Dai recipienti ceramici le tracce di latticini, uva e resine

Lo studio si basa sull’analisi di 52 recipienti ceramici provenienti da Qaraçinar, insediamento situato sulle pendici del Piccolo Caucaso e datato tra il 2800 e il 2600 avanti Cristo. Le indagini hanno combinato analisi tecnologiche della ceramica, studio delle tracce d’uso, dati botanici e faunistici, oltre a innovative analisi biomolecolari dei residui organici.

Il materiale conservato nei vasi ha restituito indicazioni dirette sulla preparazione e sul consumo di latticini, grassi di ruminanti, prodotti a base di frutta e uva, oli, cere vegetali e resine di conifere. Queste ultime potrebbero essere state utilizzate come aromatizzanti o conservanti, mentre le tracce legate all’uva suggeriscono anche il consumo di bevande fermentate, verosimilmente vino, talvolta arricchito con resine.

Il dato assume un interesse particolare perché, a differenza di quanto osservato in alcuni contesti mesopotamici coevi, queste bevande non sembrano legate a pratiche riservate a gruppi di élite, ma inserite in forme di consumo sociale più diffuse e non gerarchiche.

Ceramiche diverse per funzioni diverse nella vita quotidiana

Per la prima volta, la ricerca evidenzia una distinzione funzionale tra le produzioni ceramiche Kura-Araxes. Le ceramiche monocrome risultano impiegate soprattutto per la cottura, mentre quelle brunite rosse e nere erano destinate al consumo di latticini non cotti e di bevande a base di frutta e uva.

L’uso della frutta anche in pentole e contenitori da conservazione indica pratiche culinarie articolate, legate all’aromatizzazione, all’addolcimento degli alimenti e forse ad alcuni processi biochimici connessi alla produzione del formaggio. L’identificazione del miglio nei residui ceramici aggiunge un ulteriore elemento di rilievo, perché segnala contatti con aree dell’Asia centrale, dove questo cereale era coltivato, anticipando la sua documentazione nel Caucaso meridionale.

La ricerca apre nuove prospettive sulla quotidianità delle comunità Kura-Araxes e suggerisce che l’espansione di questa cultura verso Anatolia, Iran e Levante abbia portato con sé anche pratiche alimentari nate nel Caucaso meridionale. Il lavoro è stato finanziato da ANR, DFG e dal Ministero francese dell’Europa e degli Affari Esteri nell’ambito del progetto KUR(A)GAN.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.